Nessuna Verità

Regia: Ridley Scott
Genere: Drammatico
Durata: 128’
Tratto dal libro omonimo di David Ignatius, il film manca di una sua anima e non lascia traccia, se non a livello tecnico, l’abile mano del regista. Inoltre qui, Ridley Scott perde anche un po’ di tocco sulla fotografia snobbando così l’aspetto visivo che spesso lo ha caratterizzato. Altra pecca è la mancata presa di posizione del regista, sembra infatti lontano anni luce l’operato di Oliver Stone e dei suoi film di guerra. Non decolla e non stupisce, parla di guerra in uno stile romanzesco e anche sotto l’aspetto diplomatico “prende paga” dal pluriacclamato “Syriana”. Due facce di una stessa medaglia (stesso sceneggiatore di “The Departed” del resto) un Di Caprio, agente Cia impegnato sul campo e il suo cinico superiore Russel Crowe, ingrassato per l’occasione di una ventina di chili.
Nulla da dire a livello interpretativo, ma tra i due istrioni spicca il buon Leonardo Di Caprio, tra i migliori della Walk of fame degli ultimi anni. Con tutti questi nomi in campo e un budget decisamente alto ci si sarebbe potuti aspettare decisamente di più di una pellicola qualunque d’intrattenimento.




Burn After Reading

Regia: Joel Coen, Ethan Coen
Genere: Commedia
Durata: 95’
I fratelli Coen dopo gli Oscar per il drammatico “Non è un Paese per Vecchi”, tornano al loro stile consueto e richiamando alla memoria il brillante film cult “Il Grande Lebowsky” costruiscono una commedia graffiante che si prende gioco della società e della cultura media americana con un limpido ed ammirabile cinismo. Seppur la pellicola fatica a prendere il ritmo nella prima mezz’ora circa, esplode poi attraverso azioni veloci e divertenti che vedono protagonista un idiota Pitt, un pazzo Malkovich, una frustrata McDormand e un uomo medio Clooney.
Geniale nella scrittura e nella caratterizzazione dei personaggi, tutti ottimamente interpretati dagli attori presenti nel cast, stupefacente il presidente della Cia protagonista della sbalorditiva sequenza finale. Girato in pochissimo tempo, ma con degli attori mega “Burn After Reading” è davvero un ottimo prodotto da tutti i punti di vista e seppur magari non diventerà un cult come “Il Grande Lebowsky”, rimarrà nella memoria a lungo.




Vari Live@Palasharp

Chiusa ieri la sessione di concerti vissuti nell'ultima settimana circa al palasharp ex mazdapalace ex palatuker ex palavobis ex palatrussardi ecc ecc...
Elio e le Storie Tese: il più musicale e divertente. Il gruppo milanese degli Elii eleganti e stilosi hanno dimostrato ancora una volta oltre alla loro lucida simpatia, una bravura cosmica a livello strumentale, quest'anno a differenza dello scorso tour hanno incentrato la scaletta molto più su gli ultimi tre album da studio, risultato magari più ostico per gli amanti vecchio stile degli Eeelst, cmq bello in ogni caso. Da citare l'ottima interpretazione come sempre dell'artista a sè Mangoni sempre più Cool.
Caparezza: il più teatrale e significativo. I live di musica Hip Hop sono sempre desolanti rispetto al risultato da studio, ma Caparezza è un'altra musica se non altro perchè incasellarlo nell'Hip Hop sarebbe un sacrilegio, lui è un cantore dissacrante crudo vero discusso discutibile o amabile all'inverosimile, bravo davvero per il resto vi rimando al post sul blog di Gary..Ps. Gary nessun problema ogni boccone tolto a me è un toccasano per la mia panza..
Bluvertigo: il più psicotropo e atteso. Gruppo mai visto dal vivo (da me), riunitosi per l'occasione ha soddisfatto quasi tutte le attese se nn fosse per la voglia a volte esagerata di strafare di Morgan. Sorprendentemente divertenti e simpatici hanno messo tutto nelle oltre due ore di live dai loro più grandi successi fino a i Depeche (meterializzatisi musicalmente sulla coda di una versione stupenda di "Complicità" ) al duca Bowie...da citare la bellissima fuori dal tempo per far esplodere il palasharp ex mazdapalace ex palatuker ex palavobis ex palatrussardi ecc ecc...
P.s. Grazie a Baby che ha speso tutto il suo stipendio per regalarmi due dei tre concerti, sapendo che ci tenevo tantissimo.
Nota in calce dei tre io ho pagato il meno caro..quello del Capa..
Pps. Grazie a Igor per i profumi e le essenze.
Ppps. Grazie a Gary, che si è portato via qualche possibile kg da me.
Pppps. Grazie al mitico Roby che assieme a me ha fatto rimbalzare pogando baby sulle note di Ilaria Condizionata.
Ppppps. Grazie a Megahertz apripista del concerto dei Bluvertigo, abile creatore di musica con synth e altre svariate invenzioni tecniche.
Pppppps. Grazie alla musica!


L'Ombra del Vento

Non parlo di cinema ma di letteratura questa volta, lavorando in una libreria a volte succede di parlare anche di questo...molto poco a dire il vero...cmq...
L'Ombra del Vento è un libro del Barcelloneta Carlos Ruiz Zafon che a breve pubblicherà il suo nuovo romanzo, il terzo edito in Italia. Ed è il romanzo che su suggerimento della mia collega Carla ho regalato a Barbara, la quale ne è stata folgorata a tal punto da portarmi a leggerlo e dal farmi folgorare a mia volta a tal punto dal portarmi a suggerirlo spesso e volentieri a clienti che considero attenti (ovvero non da bestseller da grandi nomi o da sentito dire tipo alla tivù).
Comunque arrivo al punto numero 1: la maggior parte dei clienti attenti a cui lo suggerisco l'hanno già letto e lo considerano bellissimo, insomma ne sono stati folgorati e l'hanno suggerito a loro volta facendo folgorare altra gente.
Conclusione numero 1: c'è chi ha ragione dicendo che siamo un popolo di fulminati!!!
Conclusione numero 2: L'Ombra del vento è un libro imperdibile per gli amanti della lettura, ma anche per chi non ama leggere. Infatti nonostante la lunghezza alcuni studenti non amanti della lettura, mi hanno poi ringraziato per il consiglio.
Dal punto numero 1 smetto di cazzeggiare e arrivo al numero 2: la recensione del libro. Il romanzo di Zafon ottimamente tradotto, ma anche ottimamente scritto, è la storia di un ragazzino che adottando da un cimitero di libri un volume di un autore misterioso si porta dietro di sè tutta una serie di avventure e di sventure che inghiottono il lettore in una spirale che avvolge facendo dimenticare la realtà che circonda. Le parole che inevitabilmente si divorano in questa opera sprigionano una magia unica. Un po' di arcano mistero non risulta mai ridicolo se dettato dalla mente di Zafon e nemmeno l'appendice rosa stufa perchè è tutto ottimamente scritto e miscelato, quasi fossero vari aromi di un ottimo vino. L'ombra del vento uscito quasi in sordina e portato al successo dal passa-parola è un'ottima alternativa alle commercialate dei vari Grisham, Smith o Follett.
E chissà mai che con questa critica non porti a far folgorare qualche nuovo adepto...


Kung Fu Panda

Po: nome monosillabico composto da due lettere, essenziale ed equilibrato.
Kung Fu: livello raggiunto da chi è in grado di combattere le arti marziali nella loro intierezza senza sbavature. Unendo queste due voci la Dreamworks ha sfornato un altro film d'animazione sbanca botteghino, che tecnicamente è buono, ma non eccelle ai livelli della Pixar, per quanto riguarda la qualità delle immagini. La storia lineare si rende comprensibile anche dai più piccoli e forse risulta un po' prevedibile, ma il vero punto di forza è appunto Po, goffo panda protagonista destinato ad essere salvatore della civiltà a colpi di Kung Fu. Il personaggio divertente all'inverosimile riassume in sè i tratti tipici dei personaggi comici, da Stanlio e Ollio a Homer, passando attraverso molto cinema e letteratura rimanendo così un sempre verde che rispecchia anche l'essere umano medio, insomma Po è anche me. Fabio Volo risulta buono nel doppiaggio, ma forse sarebbe stata preferibile qualche voce professionalmente più goffa. Seppur come già detto, semplicistico nel racconto risulta assolutamente divertente e piacevole.



Il Cavaliere Oscuro

Regia: Christopher Nolan
Genere: Azione
Durata: 152’
Il nuovo Batman è una pellicola completa e poderosa che va al di là del personaggio fumettistico e si lega con abile destrezza alla storia moderna segnata da paure terroristiche post 11 settembre. Non solo evasione, ma peso sociale per il nuovo Batman di Chris Nolan che rinuncia all’effigie dell’eroe per il bene comune. Anti-eroe dunque, ma eroe al tempo stesso trova nell’antagonista Joker cui il regista da un peso specifico non indifferente, il suo perfetto contrario. Il compianto Heath Ledger caratterizza un Joker palpabile e inquietante, cinico e spietato bruciatore del mondo, il peggior cattivo della storia del cinema, con un lavoro sul personaggio tanto in fase di scrittura quanto in caratterizzazione degno di nota, noi italiani poi abbiamo l’immenso piacere di gustarci Giannini Junior in un doppiaggio da brivido.
Impossibile fare un parallelo tra il Batman di Tim Burton di altri tempi con influenze da pop art e quello di oggi, molto più buio e pervaso da inquietudine; come è difficile mettere a confronto un mostro sacro come Jack Nicholson e il suo joker con quello di Heath Ledger, semplicemente diversi i due, ma entrambi con qualcosa di importante da dire. La tecnica registica segna un ulteriore passo nella crescita del regista Christopher Nolan che con questa pellicola cui seguirà un altro capitolo della saga, visto il finale aperto, ribadisce una maturità artistica e tecnica ormai ampiamente raggiunta. Scene aeree e inseguimenti girati in modo impeccabile, fotografia pulita e narrativa, montaggio incalzante ed efficace, temi musicali del gran compositore Hans Zimmer, scrittura completa con qualche esagerazione perdonabile, interpretazioni ottime di Heath Ledger che riesce a rubare la scena a chiunque la condivida con lui fosse persino Batman, ottimi anche Michael Caine, Morgan Freeman e Aaron Eckart, da perfezionare il Bruce Wayne (non il Batman attenzione) di Christian Bale, buona anche la Gyllenhal e Gary Oldman, impossibile davvero chiedere di più. Ottima pellicola da vedere e rivedere più volte senza stancarsene mai.




Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street

Vista la scarsità delle pellicole in uscita negli ultimi tempi un suggerimento in dvd da gustarsi nel salotto di casa con tanto di birretta.

Regia: Tim Burton
Genere: Musical
Durata: 117’

Tratto dalla leggenda del barbiere di Fleet Street con tanto di liriche originali dal musical di Broadway, il nuovo sodalizio Burton-Depp piace senza stupire.
L’abile regista abbandona la lotta di classe e l’avidità dalla quale nasce il libro scritto da autore ignoto e decide di raccontarci semplicemente una vendetta. Gioca sugli opposti legando melodie armoniose a sgozzamenti pulp, ottenendo nonostante le diversità un senso d’insieme più che invidiabile. Mirabile nell’interpretazione e nel canto Johnny Depp, brava anche la Bonham-Carter. L’autore lavora favolosamente sul ruolo dell’antieroe e riesce a rendercelo piacevole e poetico seppur cinico e spietato. La vendetta che per quasi tutta la pellicola aleggia nell’aria ci porta senza annoiare al finale. Favolose le ambientazioni e i costumi che parlano italiano nascendo dalle mani dei premi Oscar Dante Ferretti e moglie. Da citare è anche l’uso sapiente di una fotografia satura e tipicamente “burtoniana” che esalta la scenografia. Il risultato è un inusuale musical dai toni dark ben orchestrato e tecnicamente ineccepibile, si sarebbe però potuto chiedere di più a livello emozionale, soprattutto ricordando le opere precedenti del regista, quali ad esempio “Big Fish” (suo capolavoro) o “Edward Mani di Forbice”.




Il Divo

Regia: Paolo Sorrentino
Genere: Drammatico
Durata: 110’

Con “Il Divo” Paolo Sorrentino gioca una partita difficile e non solo vince, ma stravince.
La pellicola racconta la storia politica del senatore a vita Giulio Andreotti, dal suo settimo mandato
da presidente del consiglio, sino alle accuse di associazione mafiosa. Paolo Sorrentino con il suo carisma, usa la macchina da presa e la fotografia come un hollywoodiano, ma con più estro e condisce il tutto con dell'ottimo sonoro onnipresente e musiche apparentemente dissonanti, ma favolose ed efficaci. Usando un ritmo incalzante, la pellicola racconta "Il divo" della nostra politica e lo dipinge, attraverso l'ottimo studio sul personaggio fatto dal superlativo Toni Servillo, freddo e cinico, uomo tutto d'un pezzo, ma dichiaratamene menzognero, un vero animale politico. La bravura tanto del regista e sceneggiatore quanto dell’attore sta nel non far cadere il tutto in un tono macchiettistico, bensì in quello satirico che si avvicina ad uno stile quasi felliniano. Le scritte onnipresenti strizzano l’occhio al sangue versato in attentati avvenuti negli anni della presidenza Andreottiana, insinuando così il dubbio dell’accusa. “Il Divo” si erge così a baluardo di un cinema maturo di cui l’Italia ha veramente bisogno per capirsi e raccontarsi.




Gomorra. L'arte racconta il sogno di dominio della camorra.

Dal palco del teatro Stabile di Napoli, dallo schermo di un cinema, dalle parole di una canzone, dalle pagine di un libro, da Casal di Principe, dalla provincia di Caserta, dalla povertà che nasconde la ricchezza, da una persona che ha messo in gioco la propria vita e da chi questa vita la perde in quartieri infami, da tutti questi spunti le stesse emozioni profonde, che solo la stucchevole realtà espressa attraverso qualsivoglia forma artistica o report giornalistico sa far rivivere. Si fa fatica a respirare davanti a tanta violenza “l’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno, quando il futuro è solo piombo su queste città, sotto una cupola che sembra la normalità”. Una normalità espressa attraverso una sorta di neorealismo dei giorni nostri, interpretato però da ottimi attori. I sottotitoli svelano i dialoghi in stretto napoletano di un film che è quasi documentario, di uno spettacolo teatrale che è quasi vita vera; non esiste straniamento Brechtiano c’è solo il quotidiano di chi l’ha saputo raccontare, una realtà di “spettri temuti con nomi e cognomi che tremano solo di fronte alla verità; quella del coraggio di chi sfida l’oscurità, quella di chi scrive denunciando la sua realtà” proprio come ha fatto Roberto Saviano nel suo libro Gomorra. In teatro ci si è attenuti maggiormente al testo mentre al cinema si è tentato di sviluppare sapientemente alcuni tratti del libro, storie che toccano e rimangono, ovviando così alla difficoltà di rendere un saggio spettacolare. Il film risulta duro e difficile da portare a termine, ma semplicemente favoloso, ci si alza destabilizzati dalla poltrona, non è azione o finzione e ci si accorge che “dentro una terra di sole e veleni c’è un paradiso infestato dai demoni” dove “la merce[…]è l’unica regola”. Tutto il cinema dovrebbe avere questa lucidità, tutto il cinema dovrebbe saper raccontare e denunciare così proprio come ha fatto Matteo Garrone (premio della giuria a Cannes), o come in teatro ha saputo inscenare Mario Gelardi, o ancora come i Subsonica hanno musicato col brano “piombo” (le parti virgolettate sono proprio della canzone in questione) o come da principio Saviano ha saputo scrivere nel suo romanzo no-fiction ormai tradotto in 33 paesi, un romanzo che ha scatenato le minacce in aula, durante il Processo Spartacus, dei boss Antonio Iovine e Francesco Bidognetti, che costringono lo scrittore a vivere, dal 13 ottobre 2006, sotto scorta.


Riportiamo il cinema in TV

Vi sarete di sicuro accorti che da qualche tempo nella maggior parte delle Tv, sia di stato, sia private, è praticamente diventato impossibile vedere un film in prima serata. Bombardati da reality e talk show ridicoli, spettacoli di aspiranti giovani attendenti dello spettacolo da toni da soap opera e ancora l'inutilità catoditica nel suo più profondo snocciolarsi di sit-com divertenti, ma prive di cultura. Ciò succede per la tv privatA (vedi mediaset) che ha ormai nella piattoforma del digitale terrestre prodotti a pagamento per chi volesse gustarsi del cinema più o meno buono e questo forse risulta anche capibile per via delle leggi del mercato, seppur opinabile, risulta molto più ambiguo che anche la rai faccia lo stesso, quasi a voler sottolineare l'esistenza di un cartello tra televisioni. La situazione è allarmante, credetemi, stiamo assistendo ad una lobotomizzazione di pensiero stucchevole, la cultura ormai non conta più, conta solo il fatturato e il futuro non è sicuramente migliore. Vi chiedo dunque in questo post di sottoscrivere un appello molto importante lanciato dall'interessante sito www.articolo21.info tramite il quale si chiede alla rai di riportare il cinema e la cultura in generale in prima serata alla portata di tutti. Gia molti artisti e addetti ai lavori, o semplici cittadini hanno sottoscritto, fatelo anche voi, non tutti possono permettersi una pay per view.
Lory


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